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Letteratura italiana dalle origini a S. Francesco

Appunto molto dettagliato e preciso contenente un imperdibile excursus sulle origini della letteratura italiana, ripercorrendo tutti gli autori e le correnti letterarie più importanti


Inviato da: Daniele il 20-09-2006| Appunti inviati (1243)|Livello: Amministratore

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In fine ebbero molto successo i fabliaux e il lai, cioè brevi racconti che dovevano far ridere, che raccontavano beffe o inganni il primo e brevi versi che narravano un'avventura cortese di amore il secondo.

La letteratura francese e provenzale in Italia: In Italia ancora non sono comparsi i componimenti in volgare bisognerà infatti aspettare l'insorgere dei comuni, ma comunque ci sono dei romanzi di importazione che venivano letti dai borghesi colti. L'unico genere che abbiamo in questo periodo è in lingua franco-veneta ed è la produzione di canzoni; che si rifanno al ciclo carolingio e dal quale poi si rifaranno l'Ariosto e Boiardo.
Ma in Italia si diffusero anche altri testi in francese tra cui il Milione di Marco Polo dettato in francese a Rustichello da Pisa, o l'enciclopedia scritta da Brunetto Latini e Marco Polo.
Maggior sviluppo lo ebbe però la lirica provenzale incoraggiata dai signori e che vide il suo apice dopo la crociata degli Albigesi. Fra i poeti italiani che scrissero in lingua d'oc è da ricordare Sordello da Goito che unì alla vena lirica quella politica e polemica.

La cultura del Comune
L'organizzazione della cultura nella città comunale: l'università: Il processo di urbanizzazione favorisce lo sviluppo della cultura e nascono in questo periodo le univesità. Già nel XI secolo erano nati centri di insegnamento superiore che assumevano il nome di Studium o di Studium generale (cioè luogo di studio aperto a tutti). Nel 1088 nasce invece a Bologna la prima delle Universitates (grandi associazioni di studenti e di professori autonome dalla Chiesa in cui i professori venivano pagati dal comune o direttamente dagli studenti).
Con il tempo queste associazioni conquistano autonomia giuridica, diritto di sciopero e monopolio nel conferimento dei gradi universitari (per esempio la licenza di insegnare) benché ci fossero evidenti contrasti con la Chiesa e con la società. La nascita stessa delle Universitates segna quindi uno sviluppo della cultura che poco a poco si affianca alla Chiesa. Le universitates possono avere quattro facoltà (anche se non è detto che tutte le facoltà fossero nella stessa sede): arti liberali, medicina, diritto, teologia. Nel corso del Duecento si sviluppa un quinta facoltà: l'insegnamento delle Arti meccaniche.
Comunque il legame fra università e professioni cittadine diventa sempre più stretto, e anch'esso contribuisce alla laicizzazione della cultura.

L'esigenza di una nuova educazione e la nascita delle scuole cittadine: I tempi erano cambiati. Nascevano nuove scelte di lavoro. Si sviluppa ancor più il commercio e i mercanti crescono in numero. In seguito nasce anche il bisogno della scrittura per i loro libri di conti, che si diffondono poi agli inizi del '200; che col tempo si trasformano in libri di famiglia e in diari. Si impone così il bisogno di una nuova scuola in contrapposizione a quella controllata dalla Chiesa.

I nuovi intellettuali: Sino all'età comunale gli intellettuali sono quasi sempre chierici tranne per alcune figure laiche come i trovatori e i giullari. Nell'età comunale le professioni intellettuali diventano laiche. In Italia l'intellettuale appare inserito nelle varie attività comunali, mentre fuori aveva conquistato una posizione autonoma.
Sia nel campo dell'insegnamento che in altre professioni cittadine gli intellettuali assumono un rilievo di primo piano: l'arte del dettare (il comporre o scrivere in retorica) e l'arte di divulgare (fa conoscere al ceto politico e alle classi artigianali i contenuti della cultura classica e cristiana). In queste categorie di intellettuali non vi è ancora una separazione fra base umanistico letterarie e competenze professionali; e da qui provienie la maggior parte degli scrittori e poeti. I primi letterati italiani non sono veri professionisti ma dilettanti. Si può dunque affermare che le nuove professioni cittadine hanno avuto un ruolo non secondario nello sviluppo e nella diffusione del volgare come lingua scritta.

L'uso del volgare e il pubblico, la scrittura e il libro: I nuovi intellettuali si rivolgono a un nuovo pubblico formato dal ceto mercantile. Con la nascita di questi nuovi intellettuali che provengono da ceti che conoscevano il volgare, ma che hanno frequentato l'università imparando il latino, il volgare si afferma come lingua scritta durante il Duecento.
È proprio a questo gruppo sociale, formato da laici colti che sapevano leggere e scrivere, che si rivolge l'opera di divulgazione e di volgarizzamento volta a insegnare la retorica o i buni costumi; un altro settore di pubblico è costituito dalle donne appartenenti a ceti sociali più elevati. Nel Duecento nasce il primo tipo di scrittura in corsivo e in minuscolo, che rendeva la lettura più rapida e leggibile (gotico corsivo).
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Commenti

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Commenti (1)

caccola   30-11-09 21:43

abbastanz buon :sarcasticclap :sarcasticclap

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