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Svevo, Italo - Vita ed Opere

Appunto sulla vita, sulle opere, sull'attività di Italo Svevo, nato a Trieste nel 1861 da una famiglia borghese

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Inviato dademetea
Inviata il 09-05-2007
Appunti inviati15
Ultimo postè vero???????
Italo Svevo
Vita
Nasce a Trieste nel 1861 da una famiglia borghese, il padre , un imprenditore che lavora in un'azienda di vetrami, cerca di fornire ai figli un'educazione commerciale consentendogli di studiare lingue e mandandoli in Germania, paese molto più sviluppato dell'Italia a livello scolastico. La Trieste di fine 800 è una realtà molto distaccata dal resto dell'Italia, infatti è una città di porto, molto
orientata verso l'est Europa. Il nome Italo Svevo, in realtà è uno pseudonimo, il suo vero nome è infatti è Ettore Smithz. Terminati gli studi Svevo inizia a lavorare in banca, in una filiale della banca di Vienna, dove resterà per vent'anni (infatti la ditta del padre aveva avuto un crack economico ed era fallita). Tutte le sue conoscenze letterarie sono frutto di studi personali eseguiti da autodidatta nel tempo libero, egli approfondisce i classici italiani, soprattutto Carducci, legge i testi dei naturalisti francesi, e, sapendo il tedesco, analizza molte tragedie di Smiller e dei romantici tedeschi. Inizia a comporre per diletto, non pubblicando però niente fino al 1892, anno in cui da alle stampe “una vita”, romanzo che però fu totale fallimento sia a livello di critica che di pubblico. Nel
1896 si sposa, abbandona la banca, e, nel 1899 inizia a lavorare nella ditta del suocero (una ditta di vernici sottomarine) dove fa tantissima esperienza commerciale. Nel 1898 scrive “Senilità”, che però si rivela un altro flop. Decide per questo di smettere di scrivere e dedicarsi solo al lavoro. In questi anni continua a leggere, approfondisce la sua conoscenza dei romanzieri russi, dei filosofi i quali Schopenhauer e Nietzsche, e nel 1908 si avvicina alla psicoanalisi di Freud, che sperimenta anche su di sé. Questa la porta a considerare la malattia dell'uomo come strettamente legata alla condizione della vita moderna: Svevo pensa che la società si divida in due categorie: i sani e i malati. Nel 1923 decide di tornare a scrivere e pubblica “la coscienza di Zeno”, che però all'inizio,
similmente ai libri precedenti, si rivelerà un fallimento. Dopo tre anni, però, la critica inizia ad elogiarlo, grazie a molti articoli fatti da Montale e Joyce. Svevo inizia quindi ad essere apprezzato non solo in Italia, ma in tutta Europa. Nel 1927 decide di pubblicare, dopo una revisione stilistica, “senilità”, che questa volta gli darà un discreto successo. Nel 1928 muore in un incidente
automobilistico.

Le opere
Tutte le sue opere hanno uno stile molto simile: vedono la presenza di due figure contrapposte: una sveglia, attiva, l'altra inetta, incapace di vivere. L’inetto, però, subirà un’evoluzione nel corso dei libri, arrivando alla sua espressione più completa solo con “la coscienza di Zeno”.

"Una vita"
Il protagonista è Alfonso Nitti, un impiegato che fatica a vivere a causa di pregiudizi e del classismo che domina la società borghese. Il suo scopo è quello di scrivere un romanzo, ma, non riuscendoci, si suiciderà. Questo libro è molto autobiografico, anche se non ben orchestrato. Per comprenderlo fino il fondo, bisogna infatti leggere anche la coscienza di Zeno.

"Senilità"
Il protagonista è Emilio Brentani, un piccolo impiegato che, nonostante sia riuscito a pubblicare un
romanzo, è un inetto, un uomo che si lascia scivolare la vita addosso, incapace di prendere qualsiasi
decisione. In più di Alfonso Nitti, ha però il fatto di essere consapevole di questa sua inettitudine.
Emilio si innamora di una ragazza popolana dai facili costumi che però lui idealizza come una donna angelicata; un giorno si presenta da lei con un amico scultore, Stefano Valli, (che rappresenta
il simbolo della sanità), la ragazza si innamora di lui, abbandonando il protagonista. La sorella di Emilio, Amalia, è un’altra figura inetta: nella vita non è mai stata capace di fare nessuna scelta, e
quindi non si è mai sposata. Anche lei si innamora dello scultore, ma non è capace di essere ricambiata, e quindi tenta il suicidio. Alla fine del libro il protagonista, entra nella camera della sorella, scoprendo il suo mondo nascosto, la sua depressione e il suo alcolismo. Emilio accetterà la
sua condizione di “senilità” interiore e deciderà di passare la vita aiutando sua sorella.

"La coscienza di Zeno"
Il libro, diversamente dai libri precedenti ha la struttura di un diario psicoanalitico. La narrazione è molto libera:, infatti Svevo scrive utilizzando la prima persona, creando dei capitoli separati sia a livello cronologico che contenutistico. Alcuni fatti, vengono ripresi in più capitoli, ma il modo
diverso, questo consente al lettore di creare un quadro più preciso della figura di Zeno Cosini, il protagonista. Svevo, si rende però conto che, usando la prima persona, è molto difficile non cadere in un racconto autobiografico. Questo fatto sarà molto evidente nell'ultima parte del Romanzo, dove, con la voce di Zeno, Svevo darà la sua visione del mondo e del progresso. Lo scopo del diario
per Zeno, e quindi per Svevo, è quello di prendere i ricordi passati, registrati dalla memoria e poi dal diario, per poterli poi utilizzare, per comprendere meglio la propria vita. La memoria secondo l’autore non è quindi capace di creatività, è solo logica e razionale. Quest'idea è molto diversa da quella di Joyce, secondo il quale la memoria è essenzialmente attività creativa, ricordiamo lo “stream of consciousness” caratteristico dei romanzi di quest'ultimo.
Commenti: (1)
- Voto:
 

Commenti

stefano__3789

20-04-2009 05:45

Brava Deme! L'argomento in sintesi..che più si avvicina a ciò che mi serviva!!



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