Per Fichte filosofia è ciò che sta al di là della coscienza comune, ossia l'atteggiamento realistico-oggettivo dell'esperienza quotidiana. Perciò la filosofia è possibile solo superando, guardando al di là della coscienza comune. Da qui nasce il dualismo fra realismo e idealismo.
Pensiero politico
Fichte pensa che lo stato sia un mezzo attraverso il quale gli uomini dovrebbero arrivare a governarsi grazie solo alla ragione e alla legge morale. Compito dello stato è formare questa coscienza in modo tale da diventare superfluo. Andando avanti con il tempo si capisce che non si potrà mai arrivare ad eliminare lo stato e solo nello stato (società) l'uomo può essere considerato tale e gli vengono riconosciuti i suoi diritti (per fare ciò c'è bisogno di confini naturali ben definiti e dell'autarchia). Il processo di formazione di civiltà dalla barbarie è detto cammino dialettico della storia. Ultimo pensiero politico di Fichte è quello elaborato sotto il dominio napoleonico. Si propone di riscoprire l'identità e le ricchezze nazionali non in contrapposizione con quelle degli altri paesi, ma in modo tale che l'interesse della nazione e quello dell'umanità coincidano (nazionalismo e cosmopolitismo) rinunciando alla guerra portatrice di sicura rovina.
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