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Umanesimo e Rinascimento (3)

La corte, luoghi di cultura, editoria, intellettura


Inviato da: giuliatulla il 21-10-2007| Appunti inviati (59)|Livello: Primino

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Umanesimo e Rinascimento
La corte
L’importanza della corte inizia a svilupparsi già precedentemente nelle prime principali Signorie in cui nasce una vera e proprio cultura della corte.
La corte viene considerata nell’Umanesimo come il luogo intorno alla quale si radunarono principi con i suoi sudditi; diventa un luogo completamente chiuso e il popolo rimane isolato.
All’interno della corte vivono filosofi, letterari, artisti che contribuiti svolgevano il loro lavoro, sottostando però ai gusti dei loro padroni, in ogni caso diventa un luogo ideale.
Gli scultori, i pittori, acquistano grande prestigio perché chiamati ad abbellire corti, città e non sono più considerati manovali.
Nel pieno Rinascimento la corte continua ad essere il fulco della vita politica, sociale e culturale ma entra in crisi perché il cortegiano piano piano perde questo prestigio e autorevolezza e quei piccoli spazi che precedentemente aveva avuto.
Il rapporto principe – cortegiano si fa sempre più difficile.

Luoghi di Cultura

Oltre alle corti esistono inoltre diversi luoghi di ritrovo dove in questo periodo ci si dedica alla cultura.
Uno dei tanti luoghi a partire dal periodo dell’Umanesimo sono le biblioteche private.
Petrarca, ad esempio, prima di moire voleva lasciarla pubblica per permettere a tutti di usufruirne. Non gli fu possibile ma diede inizio alle biblioteche pubbliche di cui usufruivano persone di un certo livello di cultura.
Le più importanti biblioteche furono la biblioteca Laurenziana ad opera di Lorenzo dei Medici, la biblioteca del Vaticano e a Venezia.
Precedentemente era nata la prima università a Bologna, Ora persistono e ne vengono create delle altre.
Una caratteristica nuova, invece, è la nascita delle Accademie.
L’accademia prende il nome dall’antica Accademia Platonica.
Inizialmente e nell’Umanesimo viene considerata come un luogo di opinione, riflessione in cui si riunivano gente colta; c’era solo voglia degli intellettuali di ritrovarsi e di scambiare le proprie idee. Non vi era una struttura come nel caso dell’università.
Anche nel periodo del Rinascimento le Accademie continuano ad essere istituti culturali che si trasformavano ora da luogo libero di incontro e di cultura a luoghi controllati e rigidi, con regolamenti da rispettare con regole ben precise a cui attenersi.
Essa diventa luogo della cultura ufficiale per eccellenza. Nascono diverse accademie: le più importanti sono quelle degli Orti Oricellari che nasce a Firenze, degli Intronati a Siena e l’accademia Aldina a Venezia.
Le stamperie e le botteghe editoriali hanno anche esse molta importanza.
La principale è la bottega di Aldo Manunzio, uno stampatore famoso, filologo, letterario che sistemava edizioni e all’interno di queste stamperie si vedevano letterati per parlare di letteratura e scrivere opere.

Editoria: cocetti di lettorem scrittore e pubblico

L’invenzione dell’editoria assume una grande importanza perché iniziano a farsi strada concetti di lettore, cioè la persona che singolarmente può accedere alla lettura; il concetto di pubblico che prima era inteso esclusivamente come il pubblico della corte, un pubblico dotto, d’elite, invece ora viene inteso in maniera più distaccata dalla corte e soprattutto nasce il concetto di scrittore che guadagna con lo scrivere libri: più un opera riesce ad avere successo, più uno scrittore ottiene fama e compensi economici.
Piero Aretino, scrittore, sfrutta la capacità di scrivere opere in cui fa parodie della cultura sociale e uomini del periodo e riesce così ad avere successo.

Intellettuale
L’intellettuale tipico di questo periodo è la figura dell'intellettuale cortigiano. Vivevano all’interno delle corti, venivano stipendiati e si occupavano di letteratura, erano subordinati al signore; facevano di tutto per accontentare voleri del padrone fino a perdere la loro autonomia.
Specie nell’Umanesimo l’altra condizione era quella dell’intellettuale chierico come Petrarca e Boccaccio: in questo periodo troviamo spesso questi poeti che si rifugiano in conventi per dedicarsi alla poesia e oltre all’obbligo della castità possiedono solo privilegi. Non avevano temi precisi, anche perché non c’era rigore religioso che verrà poi in seguito con la riforma cattolica.
La grande importanza viene acquistata dallo studio della cultura classica.
Gli intellettuali con questo tipo di cultura ha dei privilegi e sono in grado di formare l’uomo in toto.
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