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Shakespeare, William - Vita e opere

Riassunto sulla vita e le opere di Shakespeare

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Inviato dasbardy
Inviata il 29-09-2006
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La fortuna di Shakespeare
Mentre i contemporanei avvertirono la grandezza del drammaturgo, di cui Ben Jonson celebrò alte lodi nella prefazione all'edizione in folio del 1623, il periodo che segui la riapertura de teatri inglesi dopo la parentesi puritana (l642-1660f vide appuntarsi contro di lui le censure dei critici, informati al culto classicistico dell'ordine e della chiarezza razionale: quello stesso che indusse Voltaire a correggere drasticamente il giudizio favorevole inizialmente espresso su Shakespeare nelle Lettere filosofiche. Presso il pubblico inglese, tuttavia, la sua popolarità rimase immutata, anche in virtù delle interpretazioni magistrali. Ma che ne diede David Garrick e che furono illustrate perfino da pittori, come Reynolds e W. Hogarth. Ma solo col prevalere del gusto romantico l'arte del drammaturgo inglese si rivelò in tutta la sua potenza; in questo senso, la sua fortuna offre spunti di somiglianza con quella di Dante, colui, tra i grandi creatori, col quale, nonostante la diversa collocazione storica, egli ha più forti punti di contatto. Espresse immaginosamente le ragioni dell'ammirazione, sempre più crescente fuori dell'Inghilterra a datare dai Settecento, il Goethe, quando paragonò l'opera del grande drammaturgo al libro della natura, In lui videro l'ideale precursore i poeti dello Sturm und Drang. che ne diffusero le tragedie in Europa. Spirito assolutamente romantico, lo proclamò F. Schlegel, il cui fratello A. W. Schlegel curò, in collaborazione con L. Tieck, una magistrale traduzione di tutta la sua produzione (1797-1810), ancor oggi validissima. In Italia l'arte di Shakespeare costituì uno dei principali termini di polemica tra classicisti e romantici ed ebbe tra i più illustri sostenitori il Manzoni, che ne penetrò la potente verità drammatica e il severo pessimismo. Tra le poche voci di dissenso, nell'ottocento, quella di Tolstoi, che condannò Shakespeare sulla base di un giudizio moralistico. Memorabili interpretazioni teatrali delle opere drammatiche di Shakespeare diedero in Inghilterra gli attori Edmund Kean e Henry lrving, in Germania l'austriaco Kainz. Tra gli interpreti del secolo, si ricordano gli inglesi I. Gielgud, I. Guthrie, e, prestigioso tra gli altri, I. Olinier, che a Shakespeare dedicò nel 1955 un mirabile ciclo di rappresentazioni al Memorial Theatre di Stratford, e ancora D. Wolfit, M. Redgrave; gli italiani E. Novelli, E. Zacconi, R. Ruggeri, R. Ricci, 5. Randone, V. Gassman; tra i registi lo stesso Oliviet, Reinhardt, Sharoff, L. Visconti, I,. Squarzina. Sha kespeare fu portato sullo schermo da G. Cokor (Giulietta e Romeo, 1936), A. Cayatte f Gli amanti di Verona, 1948), Castellani (Giulietta e Romeo, 1954), Zeffirelli (Romeo e Giulietta e La bisbetica domata, 1968; Amleto, 1990). Ma colui che meglio di ogni altro ha saputo tradurre Shakespeare per immagini è stato L. Olivier, il quale ha diretto e interpretato sullo schermo Enrico Vf1944), esempio insuperato di perfetta trasposizione cinematografica del teatro shakespeariano, Amleto (1948), Riccardo III(1956). Marloe Brando fu Antonio e James Mason Bruto nell'ottima versione del Giulio Cesare a opera di Mankiewicz (1953); Orsoe Weiles diresse con originalità A4acbeth (1948) e Otello (1951), mentre Akira lCurosama realizzò una singolare versione giapponese del A4acbeth con Il castello delle ragnatele o Il trono di sangue (1956). Traduzioni italiane totali o parziali del teatro shakespeariano sono state fatte da G. Baldini, E. Cecchi, E. Montale, Quasimodo, C. V. Lodovici. Al teatro shakespeatiano si ispirarono musicisti di ogni epoca: tra questi assunse particolare rilievo la produzione di H. Purceli (di cui va soprattutto ricordata l'opera The Fairy Queen (1692) dal Sogno di una nozze di mezza estate) e quella di Verdi, che legò al nome del drammaturgo, di cui fu profondo conoscitore, alcune delle sue più alte realizzazioni: Macbeth (1847), Otello (1887), FaIstaff (1893). Nell'ambito del melodramma sono inoltre da citare l'Otello di Rossini (1816), l'Oberon di Weber (1826) (dal Sogno di una nozze di mezza estate, I Capuleti e i Monlecchi di Bellini (1830), ispirati a Romeo e Giulietta, cui si rifecero più tardi Gounod (1867) e Zandonai (1922) mantenendo il titolo originale. Tra gli autori di composizioni sinfoniche figurano H. Berlioz, con l'ouverture Re Lear (1831) e la sinfonia drammatica Romeo e Giulietza (1839) e Ciaikovski con I'ouverture omonima (1869), mentre alla musica di scena diede il massimo contributo F. Mendelssohn-Bartholdy con il suo Sogno di una notte dimezza estate (1826-1843).
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