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Bassani, Giorgio - Il Giardino dei Finzi-Contini

Recensione

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Inviato daMika
Inviata il 25-09-2006
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Recensione de: "Il Giardino dei Finzi-Contini"

Il Giardino dei Finzi-Contini (scritto da Giorgio Bassani nel 1962) racconta la storia di un gruppo di giovani universitari ebrei ferraresi a cavallo tra il 1938 e il 1941. Il protagonista da quindicenne, disperato per un brutto voto agli esami di licenza ginnasiale, viene consolato dalla coetanea Micol Finzi-Contini, della ricca famiglia ebrea dei Finzi-Contini. L'amore adolescenziale sboccia all'istante, ma da quando la famiglia Finzi-Contini cambia sinagoga i due non si vedono più. Passano gli anni, e, quando vengono promulgate le leggi razziali, il protagonista viene allontanato dal club del tennis; ma Micol, sparita per nove anni, lo invita a venire a giocare a tennis a casa sua. Si forma così un gruppo di amici più o meno ventiquattrenni, costituito dal protagonista, Micol e il fratello Alberto, e l'amico operaio "il" Malnate. Le giornate trascorrono spensierate nella quiete del giardino, al riparo dall'imperversare del fascismo e dall'odore di guerra che si sente in giro; lunghi momenti sono trascorsi a passeggiare e a discorrere all'ombra degli alberi da Micol e dal protagonista, in cui riaffiora il vecchio sentimento; e proprio nel momento in cui la loro relazione si stringe di più, Micol parte, e va a laurearsi a Venezia. Il protagonista trascorre ora le giornate aspettando, in compagnia del placido Alberto e del pragmatico Malnate, spesso a cena dalla famiglia Finzi-Contini. Ma quando Micol ritorna e lui d'impulso la bacia, il loro legame comincia a incrinarsi, fino a quando, dopo mesi di vani tentativi, Micol gli intima di lasciarla in pace, e di farsi vedere il meno possibile in casa sua. Ma la speranza è l'ultima a morire, e lui comincia a frequentare assiduamente il Malnate, l'"adulto politicizzato", da cui è istruito alla politica, e grazie al quale abbandona lentamente il mondo idealizzato del Giardino, focolare delle sue adolescenziali passioni. E, dopo che il Malnate lo porta in un lupanare e dopo essersi trovato a discutere col padre da pari a pari di sesso, di politica e di amore, da ragazzo un po' cresciuto diventa adulto, e una notte, entrato di nascosto nel giardino di casa Finzi-Contini, finalmente si convince definitivamente e se ne va. Il romanzo termina così; in un breve epilogo di due pagine è narrata la fine di tutti i membri della famiglia Finzi-Contini: Alberto muore di tumore, gli altri sono deportati nei campi di concentramento. L'idealismo di Micol, quell'idealismo totale degli adolescenti, continua fino all'ultimo, fino a quando la vita, quella vera, lo annienta. Il Malnate, invece, il giovane maturo e conscio della situazione politica, muore in guerra sul fronte russo. E, finito l'idealismo, finita l'inconsapevolezza dell'"età fiorita", al protagonista uomo che racconta la storia in analessi non resta che un ricordo. La peculiarità di questo libro è la fusione di elementi decadenti e elementi neorealisti, dove l'elegia decadente filtra le vicende dell'Italia fascista e delle leggi razziali; l'oggettività del racconto lascia spazio a un io narrante che racconta la sua storia mediata attraverso il suo animo e la sua memoria, che dilata i periodi per lei più significativi relegando in poche righe o addirittura omettendo ciò che non è funzionale al ricordo; l'operazione di denuncia degli orrori della guerra non è quella compiuta negli altri romanzi neorealisti, dove i fatti sono brutalmente e oggettivamente enunciati per una funzione catartica, ma l'orrore delle leggi razziali è celato in tutto il libro, e si mostra per un attimo al lettore nelle due pagine dell'epilogo, dove l'"età fiorita" e il tempo della memoria lasciano posto allo stupro dell'intimo e ad un brusco elenco di morti. In questo modo la denuncia sicuramente non è più immediata di quella delle altre opere neorealiste, ma, a distanza di quarant'anni, più sottile e profonda.  

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