Breve recensione di "Delitto e castigo"
L'autore
Dostoevskij, Fëdor Michajlovic, scrittore russo (1821-1881). Ebbe una vita irrequieta e tormentata, anche a causa della salute precaria. Il racconto Povera gente (1845) gli procurò la prima fama, ma nel 1849 fu arrestato per le sue simpatie socialiste e condannato a morte; la pena fu commutata all'ultimo momento in quattro anni di lavori forzati in Siberia (narrati nei Ricordi di una casa di morti, 1861-1862). Tornato a Pietroburgo si dedicò alla letteratura e scrisse le sue opere migliori pur tra le difficoltà materiali, morali e di salute (soffriva di epilessia) in cui si dibatteva. Trasse la materia per i suoi romanzi e racconti scrutando le drammatiche contraddizioni nel profondo della coscienza: la disperata ricerca del bene e l'incapacità di raggiungerlo. L'uomo, che per Dostoevskij non può esimersi da un'impostazione morale dei propri problemi, troverà nel dolore la possibilità di redenzione. Le sue principali opere sono: Il sosia (1846), Le notti bianche (1848), Umiliati e offesi (1862), Memorie del sottosuolo (1864), Delitto e castigo (1866), Il giocatore (1867), L'idiota (1869), I demoni (1871-1872), I fratelli Karamazov (1879-1880, considerato il suo capolavoro).
La trama
Il romanzo narra la storia di Raskolnikov, studente espulso dall'università che, per dimostrare il proprio valore decide di uccidere una vecchia usuraia presso la quale aveva impegnati vari soui oggetti e che considerava inutile per la società. Pur non avendolo programmato uccide anche la sorella della vecchia in quanto aveva assistito al delitto. Alla fine, grazie anche all'aiuto morale di Sonja, egli si consegnerà spontaneamente alla giustizia. Proprio grazie al fatto di essersi costituito Raskolnikov non viene giustiziato, ma dovrà scontare una pena relativamente breve in Siberia. Pagato il suo debito con la giustizia si rincontrerà con Sonja.
Il commento
Il romanzo risulta piuttosto pesante alla lettura in quanto l'autore spesso si dilunga su riflessioni, controversie interne al protagonista e commenti sulle vicende. Tali difficoltà di lettura e comprensione vengono accentuate, in maniera piuttosto decisa, anche dall'uso di parecchie espressioni in lingua originale, dalla citazione di unità di misura russe o comunque a noi estranee, e soprattutto dall'infinità di nomi, diminutivi e a volte diminutivi dei diminutivi (si veda il caso del nome della sorella di Raskolnikov: il suo nome è Avdotja, chiamata poi Dunja, e infine Dunjetscka.)La vicenda è ambientata a Pietroburgo; gli ambienti sono sempre cupi, tetri, illuminati solo dalla luce fioca di una candela. Il sociale è analizzato dall'autore con discreto puntiglio: il romanzo rispecchia infatti molte delle caratteristiche della società del tempo.
Altra recensione de "Delitto e castigo"
A Pietroburgo lo studente Raskolnikov cerca una via d'uscita alla miseria, anche per aiutare sua madre e sua sorella Dunja che vivono poveramente in provincia e che per mantenerlo gli mandano quel che Dunja guadagna come istitutrice presso la famiglia Svidrigalov. Egli è dominato dall'idea della libertà cui ha diritto l'uomo superiore: non esita quindi ad uccidere, dopo aver progettato minuziosamente il delitto, una vecchia usuraia e la sua mite sorella Lisaveta per derubarle. Ma benchè un concorso di circostanze favorevoli svii le indagini, dal giorno del delitto Raskolnikov diventa l'implacabile giudice di se stesso. Combattuto tra il ricordo dell'uccisione e il timore ossessivo di venire scoperto, è assalito da accessi di delirio: il suo ignaro amico Razumuchin, onesto e ottimista, tenta invano di dargli sollievo. Nell'ansia di avere notizie sulle indagini ma anche per provare la sua superiorità, gioca d'àstuzia con la polizia, sfidandola: e il giudice Porfirij finisce per sospettare la sua colpevolezza, ma lo lascerà andare libero, ben calcolando che finirà lui stesso per consegnarsi nelle sue mani. Nei suoi vagabondaggi Raskolnikov incontra molti relitti umani, come lui tesi a uscire dalla loro degradazione: l'impiegato ubriacone Marmeladov, la tisica Katerina Ivanova che per fame ha spinto la figliastra Sonja alla prostituzione, Sonja stessa, la cui dolcezza di vitttima finirà per dominare Raskolnikov. Ma da loro, per cui prova amore e pietà, lo separa l'atto commesso. Sarà Sonja che riceverà la confessione di Raskolnikov, che gli indicherà il valore della vita umana secondo il Cristo, e che lo spingerà, anche se ancora ribelle in cuor suo, a costituirsi. Solo in Siberia accanto a Sonja che lo ha seguito, Raskolnikov si libererà dal senso di sconfitta che gli grava addosso. Intorno a lui, gravita nel romanzo un mondo di diseredati e peccatori: dalla sorella Dunja che per aiutare la famiglia e disposto a sposare il danaroso e abbietto Luzin; a Svidrigalov, il persecutore di Dunja che, dopo aver sorpreso la confessione di Raskolnikov tenterà di ricattare la ragazza e, vistosi respinto con vero orrore, si ucciderà. Ma di questi peccatori, l'unico veramente sordido e meschino è Luzin, che cercherà di accusare falsamente Sonja di furto per mettere in cattiva luce lei e Raskolnikov che, in una lite con lui, l'ha smascherato di fronte alla madre e a Dunja.
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