Secondo lo storico greco del V secolo a.C. Erodoto, si sarebbe trattato dei Lidi che, in seguito ad una carestia, avrebbero abbandonato la loro patria, in Asia Minore, e sarebbero giunti in Italia alla guida di Tirreno, figlio del re Atys, dal quale avrebbero poi preso il nome di Tirreni o Tyrsenoi (che era quello col quale effettivamente i Greci chiamavano gli Etruschi).
Secondo gli altri due storici greci Ellanico e Anticlìde, rispettivamente del V e del IV-III secolo a.C., si sarebbe trattato invece dei Pelasgi, giunti in Italia dopo aver variamente navigato per il mare Egeo (secondo Ellanico) e dopo aver colonizzato le isole egee di Imbro e di Lemno (secondo Anticlide).
La tesi che prevalse nell’antichità fu tuttavia quella di Erodoto, al punto che l’origine lidia degli Etruschi divenne un luogo comune. Così Virgilio, nell’Eneide, usa i due termini, Lidi ed Etruschi, indifferentemente, mentre gli abitanti di Sardi, l’antica capitale della Lidia, erano definiti ufficialmente, in età romana, “fratelli e consanguinei del popolo etrusco”.
Ci fu però, nella stessa antichità, una voce discorde: quella di Dionisio di Alicarnasso, un altro storico greco vissuto nell’età di Augusto, il quale, dopo aver respinto l’identificazione degli Etruschi con i Lidi o con i Pelasgi, sostenne che essi erano autoctoni, e, per rinforzare la sua tesi, asserì di aver ascoltato quell’opinione proprio presso gli Etruschi “i quali - osservava - non chiamavano se stessi Tirreni bensì Rasenna”.
Dionisio rimase però inascoltato e la sua teoria non ebbe seguito. Soltanto ai nostri tempi essa è stata ripresa in considerazione, quando, anche sulla scorta di quella voce discorde, gli studiosi si sono riproposti il problema delle origini etrusche. Sono state allora riprese le antiche teorie e a conforto dell’una o dell’altra sono stati invocati i dati offerti dalla documentazione archeologica, utilizzandoli però in maniera parziale e fondamentalmente preconcetta.
I sostenitori moderni dell’origine orientale hanno così tentato di ricollegare l’ipotetica migrazione del Lidi alla diffusione in Etruria della civiltà orientalizzante, documentata nel corso del VII secolo a.C. dalla vistosa presenza di oggetti (ma anche di usi, costumi, idee) provenienti dai paesi del bacino orientale del mediterraneo. Ma la prova non ha retto ad un triplice ordine di considerazioni: l’influsso culturale dell’Oriente non riguarda soltanto l’Etruria ma anche la Grecia e altri paesi del bacino occidentale del Mediterraneo, la tradizione antica colloca l’arrivo in Italia dei Tirreni nel XIII secolo a.C. e dunque in un periodo molto lontano da quello della civiltà “orientalizzante”; questa infine si manifesta in Etruria con un passaggio graduale dalla fase culturale precedente, rispetto alla quale non c’è dunque quel cambiamento radicale e istantaneo che ci sarebbe stato con l’avvento di un popolo nuovo.
Quanto alla tesi dell’autoctonia, si è cercato di accreditarla considerando gli Etruschi un relitto di antichissime genti neolitiche appartenute ad un originaria unità mediterranea ed emarginate dal sopraggiungere degli “italici” indoeuropei. A questa tesi si è tentato di dare forza sottolineando l’isolamento della lingua etrusca nel contesto delle altre lingue dell’Italia antica e attribuendo agli Italici la novità del rito funebre della cremazione (rispetto a quello dell’inumazione) documentato dalle scoperte archeologiche.
Ma l’area interessata dalla cremazione corrisponde proprio a quella che in piena età storica era occupata dagli Etruschi e non dagli Italici.
Questo per quanto riguarda le teorie degli antichi.
Ma per risolvere il loro insolubile contrasto, si ne è poi escogitata una terza, rivelatasi anch’essa del tutto inconsistente. Essa ipotizzava una discesa degli etruschi dal settentrione attraverso le Alpi e si basava su due argomentazioni: una, di carattere archeologico, riguardava certe affinità tra le culture dell’età del ferro in Etruria e nell’Europa centrale; l’altra, d’origine storica, aveva a che fare con una notizia di Tito Livio, secondo la quale la popolazione alpina dei Reti (stanziata tra la valle dell’Adige e il Tirolo) sarebbe derivata dagli Etruschi (e per convalidare tale rapporto si invocava l’analogia tra il nome di Reti e quello di Rasenna che, come si è visto, Dionisio di Alicarnasso riconosceva quale nome nazionale degli Etruschi.
A parte l’infondatezza di questo raffronto, per demolire la tesi “settentrionale” è bastato osservare che Livio non parla affatto dei Reti come del relitto di una migrazione ma piuttosto come del risultato di un fenomeno di emarginazione di genti di origine etrusca della pianura padana nelle valli alpine, incalzate dall’invasione dei Celti. Quanto ai punti di contatto tra le culture del ferro, essi si riscontrano non soltanto in Etruria, ma anche in altre regioni della penisola italiana e pure fuori d’Italia.
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