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Etruschi (2)

Sintesi sugli Etruschi

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Inviato dasbardy
Inviata il 23-09-2006
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Quindi non rimane altro che l’indiscutibile constatazione della continuità culturale, sul suolo etrusco, tra l’età del bronzo e l’età del ferro. Ciò, se da un lato ricaccia sul piano delle fantasie ogni possibile idea di invasione e di migrazione, conduce, dall’altro, proprio a quel concetto di lenta e graduale formazione al quale correttamente si affida l’indagine sulla nascita del popolo etrusco. Alla quale, per concludere, debbono certamente aver contribuito elementi provenienti dal mondo egeo-anatolico, come è forse adombrato nel racconto di Erodoto che, come spesso avviene nelle tradizioni degli antichi, contiene almeno un fondo di verità non in contrasto con le nostre possibili ricostruzioni. Un piccolo gruppo di navigatori orientali deve essere approdato, in un certo momento, sulle coste di quella che sarebbe poi diventata l’Etruria (così come dovette avvenire nel Lazio, secondo quanto rivela la leggenda dell’arrivo dei Troiani di Enea). E potrebbe anche essere stato quel gruppo di navigatori a portare con sé almeno il nucleo fondamentale della futura lingua etrusca, dato che innegabili consonanze e probabilmente una vera e propria parentela genetica collegano all’etrusco la lingua egea documentata nell’isola di Lemno (quella dei Pelasgi di Anticlide) prima della conquista ateniese, alla fine del VI secolo a.C.

Tutto ciò anche alla luce di certe fonti egiziane relative al faraone Ramsete III (1197-1165 a.C.) le quali, riferendo di un tentativo di invasione dell’Egitto da parte di genti indicate come “popoli del mare”, menzionano tra quelle i Turuscia, che alcuni studiosi propongono di identificare con i Tyrsenoi della tradizione greca, ossia con i Tirreni/Etruschi. I quali dunque, respinti dagli Egiziani e ripreso il mare, sarebbero alla fine approdati sulle coste d’Italia.

Non si tratta che di spunti, certamente suggestivi e tali in ogni caso che non possono essere né ciecamente accettati né aprioristicamente respinti. Anche perché essi ci riportano ad un periodo dell’antica storia mediterranea, quale è quello della fine del II millennio a.C., che è comunque contraddistinto da una intensa attività marinara e da sicuri movimenti di popolazioni che accompagnarono e seguirono (e forse anche determinarono) la crisi ed il crollo dei vecchi imperi e in particolare del mondo miceneo.

Ma tutto questo può aver fatto parte della “preistoria” degli Etruschi. La storia ci assicura che essi divennero una realtà concreta, nuova rispetto a qualsiasi precedente, al termine di complesse vicende svoltesi per intero nella regione d’Italia che da essi prese poi il nome.

Insediamento ed espansione degli etruschi
Gli Etruschi fecero la loro comparsa alla ribalta della storia quando i Greci, nell’VIII secolo a.C., cominciarono a dar vita, nella penisola italiana e in Sicilia, ai loro stanziamenti commerciali e poi alle vere e proprie colonie di popolamento. Le più antiche menzioni di quelli che gli stessi Greci chiamavano Tirreni (Tyrrenoi o Tyrsenoi) riguardano anzi proprio l’azione di disturbo da essi svolta sul mare nei confronti dei coloni; lo storico Eforo, ad esempio, scrive che i Greci che nella seconda metà dell’VIII secolo fondarono le prime colonie siciliane, a Naxos presso Taormina, e a Megara Hyblaea, non lontano da Siracusa, non lo avevano fatto prima perché “temevano le scorrerie dei Tirreni”.

Siano più o meno esatte queste notizie, non vi è dubbio che al tempo della colonizzazione greca gli Etruschi erano i meglio organizzati e i più intraprendenti di tutti i popoli che si trovavano lungo la fascia costiera tirrenica: già largamente presenti sul mare che, non a caso, ancora i Greci chiamarono col loro stesso nome (Mare Tirreno) e da tempo in contatto con genti che abitavano lontano dall’Italia meridionale alla Sardegna.

La riprova sta nella fondazione degli avamposti greci a Pitecusa (Isola d’Ischia) verso il 770 a.C. e a Cuma sulla terraferma campana, intorno al 730, nella zona più lontana raggiunta dai coloni rispetto alle loro regioni di provenienza. Evidentemente, si trattava dei luoghi più adatti (e al tempo stesso sicuri) per entrare in rapporto diretto con gli Etruschi a scopi commerciali: prima di tutto, per potersi approvvigionare dei metalli di cui essi largamente disponevano. In altre parole, la colonia di Cuma e, prima ancora, l’emporio di Pitecusa, presuppongono l’esistenza di interlocutori validi, organizzati e affidabili i quali, d’altronde, rendevano anche rischiosi ma soprattutto inutili eventuali stanziamenti più settentrionali. L’archeologia, da parte sua, ci rivela che al momento dell’arrivo dei Greci, tutti i luoghi in cui avranno poi sede le grandi città dell’Etruria storica - sugli estesi altipiani tufacei di Veio, di Cere, di Tarquinia, di Vulci; sulle alture isolate a dominio del mare o di laghi costieri, di Populonia e di Vetulonia; sui colli più interni a controllo di importanti itinerari naturali, di Volsini e di Volterra - erano già occupati da nuclei di villaggi strutturati in sistemi organici e in via di progressiva concentrazione e unificazione. Quei villaggi erano nati agli inizi dell’età del ferro, nel secolo IX a.C., a seguito di una generale riorganizzazione del territorio e del popolamento caratterizzata dall’abbandono dei vecchi abitati preistorici della tarda età del bronzo e dalla scelta di siti più adatti all’agricoltura, allo sfruttamento delle miniere ed agli scambi. Questa novità era parte di un fenomeno più vasto che in quel medesimo periodo interessò gran parte della penisola italiana manifestandosi con l’emergere in regioni diverse di culture locali alle quali sono da ricondurre le origini dei popoli storici dell’Italia. Una di quelle culture che, con termine convenzionale, è stata chiamata “villanoviana” (dal nome della località bolognese di Villanova dove nel secolo scorso fu per la prima volta individuata), riguardò l’area geografica della futura Etruria, o di quella che a ragione gli studiosi chiamano la “grande Etruria”: vale a dire, l’Etruria propria, costituita dai territori compresi fra il Tevere e l’Arno, più le zone di espansione corrispondenti all’Emilia Orientale, da una parte, e dall’altra alla Campania attorno a Capua e nel Salernitano, da Pontecagnano fino al Vallo di Diano. In questa cultura si può riconoscere il primo manifestarsi del processo di formazione che in quella stessa area geografica condurrà alla nascita della “nazione” etrusca.
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