Ma la posizione giansenista venne considerata troppo vicina al protestantesimo, e il re, spinto dal fanatismo e dal ricordo delle guerre di religione, decise di eliminare questo elemento di destabilizzazione, chiudendo e poi distruggendo il monastero di Port-Royal des Champs. Ma nonostante ciò il giansenismo si diffuse e si identificò con coloro, borghesi e nobili, erano antimonarchici.
Luigi XIV si scagliò anche contro gli ugonotti, convinto dai suoi consiglieri che il numero di seguaci del calvinismo era esiguo, ritirò la libertà di culto concessa con l'editto di Nantes con l'editto di Fontainbleau. Ma i calvinisti non erano così pochi, e si lasciò quindi andare a persecuzioni che costrinsero molto ugonotti ad abbandonare il paese, con un grosso danno economico per l'industria, visto che portarono via la loro professionalità, che invece confluì nei paesi confinanti.
Il mercantilismo di Colbert
Luigi XIV ebbe anche il merito di dare origine grazie al suo ministro del tesoro Colbert al mercantilismo, alla base anche della politica degli stati prima assolutisti e poi moderni, fino all'avvento del capitalismo. Infatti uno stato moderno si basa sulla burocrazia, ma più è efficiente più è costosa, Inoltre lo stato di Luigi XIV doveva sostenere ingenti spese per pagare la sfarzosa vita della corte. Colbert si basò sulla convinzione che la ricchezza della nazione dipendesse dalla quantità di valuta preziosa (oro o argento) circolante. L'unico modo per incrementarla è avere una bilancia commerciale positiva, ovvero con importazioni minori di esportazioni. Pertanto Colbert favorì le importazioni di materie prime e osteggiò invece l'importazione di prodotti finiti per favorirne una produzione all'interno della nazione. I prodotti finiti venivano rivenduti o all'interno del paese o all'esterno, con grande guadagno. Inoltre, sempre per favorire la lavorazione delle materie prime in Francia, egli impedì la loro esportazione. Per di più favorì lo sviluppo del commercio interno, unificando per quanto possibile pesi e misure e abolendo i dazi interni.
Con questi accorgimenti ben presto le casse statali si riempirono di oro e argento, ma a differenza della Spagna, invasa dall'oro delle colonie che però non venne investito nel settore produttivo ma sperperato, Colbert fece investire questo denaro per realizzare maggiori guadagni. E comprese che il settore che ne prometteva di più era l'industria e non l'agricoltura. Pertanto favorì investimenti sulle industrie e la nascita di industrie gestite dallo stato stesso con capitali propri. Nacque così l'intervento statale nell'economia del paese, che in Italia venne largamente utilizzato anche in tempi recenti, con lo stato imprenditore che si faceva carico di creare posti di lavoro con le proprie industrie (Alfa Romeo, Alemagna, Enel, Sip, ecc.).
Fra le industrie di stato più famose ricordiamo gli specchi Saint-Gobain, industria che ancora oggi fornisce vetri di pregiata qualità impiegati fino a poco tempo fa sulle autovetture del gruppo Fiat. Ma questo modello dimostrò i suoi limiti perché l'iniziativa non era in mano al privato ma allo stato. Pertanto i guadagni che si potevano realizzare erano maggiori di quelli effettivamente realizzati, visto che è si è meno determinati a investire, a rischiare, a proporre idee nuove quando i capitali non sono propri ma statali. E così si verificò il fallimento delle Compagnie coloniali francesi, gestite dallo stato e non dai privati, come quelle inglesi e olandesi, che indubbiamente realizzarono maggiori guadagni. Lo stesso è accaduto in Italia nell'ultimo mezzo secolo, dove lo stato imprenditore ha sostanzialmente fallito ed è stato costretto a privatizzare via via tutte le sue industrie, che in mano ai privati hanno fruttato molto di più.
Comunque nel complesso la politica di Colbert aiutò riuscì nei suoi scopi iniziali e fu da modello economico per gli stati moderni successivi, bisognosi di sempre maggiori introiti per mantenere l'apparato burocratico in piedi senza dover spremere oltre le proprie possibilità i cittadini con le tasse.
La politica espansionistica di Luigi XIV
Luigi XIV ebbe successo in politica interna, ma non si può dire altrettanto in politica estera, dove, forte delle risorse messegli a disposizione dalla politica economica di Colbert, mise in atto una strategia aggressiva che comportò quasi cinquant'anni di guerre, da quella di devoluzione del 1667 a quella di successione spagnola, 1714, nelle quali, pur avendo ottenuto modesti ampliamenti territoriali, consumò tutto quello che Colbert era riuscito ad accumulare, lasciando alla Francia un esercito ormai logoro e una disastrosa situazione economica e finanziaria, portatrice di quella crisi sociale che darà origine alla rivoluzione francese. Quindi tutto quello che di buono era riuscito a fare verrà poi quasi distrutto da lui stesso, e alla fine il regime assoluto che era riuscito ad instaurare, avrà già i protomi della crisi che sfocerà nella rivoluzione del 1789 a causa della sua politica estera sostanzialmente errata ed ottusa.
Commenti
Non sono ancora stati inseriti commenti.